martedì 27 settembre 2011

Metalflake Helmet: casco da sci



Aerografia su casco: flakes argento su base nera e disegni bianchi

Giubbotto "Chaos"


Aerografia su cuoio

I prossimi eventi.....mondani!

Il collettivo artistico ECATE parteciperà attivamente alla rassegna "Le feste dei Borghi" organizzata dal Comune di Forlì. Ci troverete quindi da domenica pomeriggio 2 ottobre sparsi per il centro di Forlì!
Nel frattempo preparo nuove illustrazioni per l'evento.......


PROGRAMMA

2/10   - c.so Mazzini, tema "Terra"
9/10   - c.so Garibaldi, tema "Fuoco"
16/10 - c.so della Repubblica, tema "Aria"
23/10 - c.so Diaz, tema "Acqua"

Illustrazioni per Bologna children's book fair

Concorso per accedere alle selezioni della fiera
storia: "La principessa incantata"
tecnica: chine e pantone






domenica 4 settembre 2011

Nuove opere presentate alla mostra nella sala XC Pacifici: tavolino da caffè

"Metti escher una sera..."
tavolino da caffè
legno, acrilici, flakes e resina




“Siete davvero sicuri che un pavimento non
possa essere anche un soffitto?”
Mauritis Escher



L’emblematica frase di Escher riassume in poche brevi parole il perfetto concetto che sta dietro alla sua arte e, non da meno, è l’apice riassuntiva del mio concetto di “punti di vista”.

Citazione nella citazione: l’opera riprodotta, che è piano d’appoggio del tavolino da the, è una
rivisitazione (in chiave cromatica) del celebre
“Caleidociclo, Disegno Periodico 35: i Sauri” 1941.


E dunque,
perchè un quadro non può essere un tavolino?


Nuove opere presentate alla mostra nella sala XC Pacifici: trittico




"Gli stadi dell'animo"
olio su tavola 21x29




1° stadio: euforia. Lo stadio in cui si ha tutto ciò che si desidera e non si desidera altro, in cui tutto ciò che accade porta ad una gioia
irrefrenabile e compulsa; l’immaginario si fonde con il reale e si
perde la cognizione del suo limite. Creatività positiva.

2° stadio: realismo. Lo stadio che pone il brusco termine all’euforia.
Si separano realtà e illusione e si lascia il posto alla scienza e alle
pragmatiche pratiche quotidiane. Non si inventa nulla, i sogni si
fanno più miseri, le persone sono “più uguali”...

3° stadio: furia. Lo stadio in cui tutto è perso e tutto è possibile,
assoluta antitesi dello stadio di euforia con i medesimi risultati: la
cessazione dei confini tra reale e immaginario. Lo stadio più
prospero per la creazione che affonda le proprie radici direttamente
nell’inconscio senza porre divieti di alcun tipo. Creatività assoluta.



Gli Stadi dell’animo non sono fissi. Un individuo può oscillare tra i tre innumerevoli volte nella vita. Sono da considerarsi come “momenti” della vita di un soggetto e mutano a seconda delle esperienze che si succedono nel corso della propria esistenza. In effetti non hanno
neppure un percorso lineare: un individuo, a seconda dell’esperienza scatenante, può passare dall’uno all’altro senza un’apparente logica; ovvero uno stadio di euforia può degenerare in furia senza per forza passare dal realismo così come uno stadio di furia può mutare in
realismo se “non correttamente alimentato” (qualcuno direbbe se
“debitamente curato”).

Somiglianze nell’antitesi euforia-furia

Entrambe le condizioni sono ideali alla creatività in quanto generano
energia nel vero senso della parola.
La persona euforica trasferisce la propria euforia in “voglia di fare” estrema, è aperta al nuovo quasi come fosse una nuova ragione di vita, è iperattiva e tormentata dalla propria iperattività.
La persona furiosa impiega la stessa energia nell’aggressività con la quale si approccia alla quotidianità.
Rabbia, nervosismo, talvolta autolesionismo o danni a cose materiali, sono solo alcuni indirizzi in cui sfocia questa energia. Quello ultimo è la creatività. Purtroppo la maggior parte delle persone, quelle
condannate allo stadio del realismo da ormai troppo tempo, vedono lo stadio di furia solo con accezione negativa e tendono a evitare coloro che ci si trovano o, se costretti all’interazione con questi soggetti, a “curarlo” (ovvero ad annullarlo, cercando di riportare il soggetto allo stadio di realismo). Peccato che non comprendano che se la furia
venisse indirizzata verso la creatività da subito (invece che verso la psicologia) la persona furiosa troverebbe un enorme giovamento: tutta l’energia sarebbe qui incanalata dando origine a innumerevoli idee/creazioni (e potrebbe, talvolta, mutare in stadio di euforia). Spesso la furia è propria di idealisti, pensatori, poeti, musicisti, pittori.
(si pensi a Vincent Van Gogh che si auto mutilò un orecchio, o Isaac Newton e le manie di persecuzione derivate dalla follia, o la paranoia di Rousseau, l’ossessione per l’occulto e la depressione di Goethe, l’imoralità di Caravaggio o di Baudelaire, etc...)


La disarmonia dello stadio del realismo

Lo stadio del realismo è scialbo, apatico, impersonale.
L’individuo è imprigionato nella quotidianità.
Nel realismo trovano fondamenta le regole rigide e ferreee imposte da altri, non vi è spazio per una propria personalità, è una condizione asettica e totalmente priva di estro. E si ha la presunzione che sia l’unica condizione in grado di dettar legge morale quasi fosse il metro di giudizio. E’ l’humus in cui l’unica cosa che prende vita è il concetto dello stucchevole “non sta bene”.
Può inoltre essere la condizione in cui si cade se la furia non è ben
alimentata; una volta frenata, si tende a cadere in uno stato
catatonico rispetto alla creatività, una sorta di blocco causato dal
soffocamento dell’energia aggressiva che, se non ravvivato in breve tempo, rischia di sopire definitivamente la creatività causando forte frustrazione.

La propensione alla burocrazia e ai conti sono sintomi di realismo.